Posts Tagged ‘astutillo smeriglia’

Corso di Cazzotti se1.5: il Finale!

apr
2

Carinissimi,
è con un groppo in gola che mi accingo a segnalarvi l’ultimo, toccante episodio del Corso di Cazzotti.
Nota di piacere: la partecipazione straordinaria di Astutillo Smeriglia, Riccardo Cuorleggero e Andrea Goi, animatori delle leggendarie Comafilm e ZUiP Film.

La serie per ora finisce qui: i ragazzi (Licaoni e Q-Z Arts) danno l’addio alla webseries con una puntata mozzafiato piena di azione e scene spettacolari, ma anche riflessioni semi-serie e un pizzico di amarezza.

Le idee e la voglia di continuare non mancano, ma come spiegano i nostri omaccioni barbuti a fine video, per poter proseguire su livelli produttivi consoni c’è bisogno di investimenti che al momento latitano.

Intanto sicuramente l’attività sul canale non termina, ma anzi farà proprio in questi mesi un ulteriore salto in avanti verso la tanto amata produzione cinematografica. Drizzate le antenne!

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Bacioni,
Sandra

Los Angeles Webseries Festival e Nastri d’argento

mar
26

Carinissimi,
la settimana inizia alla grande con due notizie bellissime! La prima è che il Corso di Cazzotti è stato selezionato per partecipare al Webseries Festival di Los Angeles che si svolgerà il 6, 7 e 8 Aprile.

La seconda è che il cortometraggio Training Autogeno, diretto, disegnato e fortemente voluto da Astutillo Smeriglia, ha vinto il Nastro d’Argento 2012 come miglior corto di animazione.

Ai Licaoni la gioia di veder premiato l’ottimo lavoro di quel bel manzo dello Smeriglia e l’onore di aver preso parte alla sua opera.

L’appuntamento è questo giovedì per l’ultimo episodio del Corso di Cazzotti. Per essere aggiornati sulle nuove produzioni de i Licaoni, sottoscrivete il feed RSS oppure iscrivetevi ai Lica-account su Facebook, Twitter o Google+.

Bacioni,
Sandra

Siamo quello che ci piace?

nov
17

Boh, sarà l’eccessiva frequentazione con Frusciante, ma in questi giorni c’è presa così, di fare disquisizioni da blog. Vedrete, passerà presto e torneremo a fare i videis (vi possiamo immaginare mentre annuite pensando che sì, tutto sommato, è meglio).

Lo spunto per filosofeggiare questa volta ci viene da alcuni commenti all’articolo precedente. In molti si sono risentiti e hanno contestato il fatto che non si può dare della brutta persona a chi apprezza qualcosa di brutto: si può giudicare l’opera, non il fan. E poi i gusti son soggettivi e voi che cazzo volete?

Potremmo rispondere che non era nostra intenzione offendere nessuno, ma la verità è che parlando di certe cose schiettamente è impossibile non offendere qualcuno. L’importante è che l’offesa non sia gratuita e che magari stimoli un dibattito.

Ecco i nostri due centesimi.

Il gusto, proprio perché soggettivo, è un qualcosa che ci connota come individui: ci distinguiamo dagli altri tramite il nostro gusto nel vestirci, nello scegliere le parole quando parliamo o nell’ascoltare un certo tipo di musica. Anche senza rendercene conto il nostro gusto è espressione di noi.

Maestro di Stile

Se parliamo di un film e ne facciamo una critica più o meno approfondita (come teorizza il Maestro Smeriglia) stiamo parlando di noi, dei nostri gusti e del nostro personale rapporto instaurato con quel film. Che lo vogliamo o no ci stiamo mettendo a nudo.

E quindi è normale sentirci urtati se qualcuno sentenzia che quel film è una merda, perché di fatto è il nostro gusto a essere giudicato. Oggiù, diciamola, siamo noi stessi a sentirci giudicati.

A noi questo pare il motivo principale per cui spesso, sopratutto sul web, nascono discussioni accese su cose apparentemente futili come fumetti, videogames o serie televisive… ehm…

Il punto è che si deve prendere atto che quando parliamo di queste cose stiamo parlando di noi, della nostra intelligenza, sensibilità e cultura.
E la parte difficile è che questo comporta il dover ammettere che talvolta possiamo essere impreparati, sprovveduti e anche un po’ scemi di fronte a certi argomenti.

A noi per esempio capita a volte di andare a teatro, annoiarci e poi chiosare con “che palla di spettacolo”. Ma la dura verità è che siamo degli ignoranti incapaci di capire un linguaggio teatrale appena un po’ più elevato di quello espresso in Rugantino con Brignano.

Ci pare poco dignitoso nascondersi dietro al rituale “secondo me” aggiunto dietro a una sparata devastante come “è una merda totale” per non urtare la suscettibilità dell’altro. La suscettibilità dell’altro si urta, eccome.

Dateci degli scemi, ma a noi pare inconfutabile che siamo quello che ci piace.

Però anziché trincerarsi dietro a un atteggiamento ostile (“fatti i cazzi tuoi, il gusto è gusto, secondo me”), la cosa può diventare interessante e ci può mettere nella condizione di raffinare il nostro gusto tramite il confronto con quello degli altri.

Uno degli aspetti che ci attrae della comicità è che una risata probabilmente è l’espressione più genuina del nostro gusto e quindi del nostro essere. Se sul vestiario (e moltissime altre cose) possiamo fingere per darci un atteggiamento, sulla risata non ci sono filtri che reggano: (cit.) dietro ogni risata c’è una verità.

Quindi proprio partendo da questa considerazione quello che ci interessava dire nell’articolo su I Soliti Idioti era: attenzione signori, interroghiamoci sulle risate che facciamo perché esse sono la cosa più libera che possediamo e sono molto più sincere di quanto non lo siamo noi con noi stessi.

In definitiva: se ti piace Transformers 2 hai una scarsa comprensione del cinema d’azione, se ridi di un donnina scippata sei una cattiva persona, se ridi de i Soliti idioti forse non hai focalizzato che Biggio e Mandelli elevano a eroe un vecchio puttaniere.

Torna tutto? Boh, a noi ci pare di sì.

Ah, giusto per mettere alla prova questa nostra teoria: ci dite cosa siamo noi, visto che ci fa parecchio ridere questo?