Archive for the ‘Solocosebelle’ Category

Marpiccolo e LuccaComics

nov
7

Cari Lica-fans,
per chi di voi è passato allo stand di Lucca Comics, grazie grazie grazie.
Per l'affetto che ci avete manifestato e per le chiacchierate che abbiamo potuto fare assieme. E' stato bello presentare Last Blood in quella folle cornice, ma soprattutto è stato bello incontrarsi con persone che già ci conoscevano…

Giovani licaoncine crescono

… nonché fare nuove amicizie.

E scommetto che sei dolce...

Perché sono io, la vostra Sandra, a raccontavi tutto ciò e non i diretti interessati, i Licaoni?
Perché quei cari ragazzi da dopo Lucca Comics non si sono fatti più vedere. Domenica sera hanno preso l'incasso e sono andati a festeggiare con delle tipe raccattate sul posto. Cari mattacchioni.

Colgo anche l'occasione per ringraziare i nostri compagni d'avventura (e di stand): i ragazzi di The End.
Gente, comprate il loro Purgatory: una grandissima graphic novel. Noi l'abbiamo letta e ne siamo rimasti conquistati.

E vi ricordo, per chi di voi non l'avesse ancora fatto, che è possibile ordinare la vostra copia ultra deluxe di Last Blood tramite il nostro sito www.licaoni.it. Questi giovani acquirenti – che salutiamo con grandissimo affetto – ne sono rimasti soddisfatti. Fate come loro.

i Goonies a Lucca 2009

Infine, un'importante news da darvi.

Esce oggi nelle sale d'Italia Marpiccolo, un piccolo grande film di Alessandro Di Robilant.

Marpiccolo

Ai Licaoni è stato concesso di vederlo in anteprima e ne sono rimasti subito conquistati. Un film sincero, sfrontato e orgoglioso della sua natura. Proprio come il suo protagonista (l'esordiente Giulio Beranek).
In cabina di produzione una vecchia conoscenza dei Licaoni, Marco Donati con la sua Overlook Production, già mecenate di Kiss me Lorena. A dimostrazione del fatto che quando una persona ama il Cinema realizzato con passione, non fa stupide distinzioni tra generi e categorie.

Ovviamente i Licaoni augurano al film un grosso in bocca al lupo e invitano tutti i Lica-supporters ad andare a vederselo perché oltre a essere un bel film, aumenteranno le possibilità che il Donati finanzi loro un prossimo progetto. Accorrete numerosi quindi!

C’è un nuovo recensore in città

gen
19

Vi segnaliamo l’apertura di un blog molto interessante.

Stiamo parlando del nuovo spazio di Superficie 213, ovvero Federico Frusciante, noto personaggio livornese, musicista, appassionato di Cinema, recensore e proprietario di un videonoleggio.

E proprio dal suo videonoleggio "Videodrome" di Piazza Magenta, Federico (con l’aiuto di Eleonora e Filippo) sta portando avanti da anni una dura battaglia contro le logiche del mercato globalizzato.
Per combattere lo strapotere di un Blockbuster e l’imbarbarimento perpetrato da una Medusa, i ragazzi di Videodrome usano le uniche armi possibili: quelle della sincera passione per il loro lavoro e dell’estrema competenza in fatto di Cinema. Il tutto condito da una sana dose di schiettezza tutta labronica.

Una riprova? Ecco cosa dice Federico a proposito di un regista come Michael Bay che di sicuro va da Blockbuster a noleggiare i filmini del sabato sera:

Tenete d’occhio il suo blog, ne tirerà fuori delle belle.

Le mie origini

dic
7

Partiamo subito con una doverosa precisazione: in molti mi mandano mails, parlandomi di fatti di cui me ne frego ma, data la mia estrazione sociale superiore, mi sento in dovere morale di rispondere, cosa che faccio quotidianamente.
Alcuni stupidi esseri inutili mi hanno fatto notare come, nelle mie risposte, il mio italiano sia alquanto impreciso e a dir poco imbarazzante.
Bene, se pensate veramente che io mi metta a scrivere tutte le risposte siete dei babbei che crederebbero perfino che il petrolio sia infinito: non scrivo io, a questo pensa il mio carissimo amico Vittorio, il quale sta seguendo un corso di italiano per corrispondenza, in modo da ampliare i suoi affari anche nel vostro stupido paese.
Mi raccomando di infarcire le vostre idiote risposte con offese, Vittorio non è un tipo che si offende.
Teste di cazzo…

Ma ora passiamo al vero motivo di questo post: in molti si chiedono del perchè io frequenti il blog dei Licaoni. A parte il fatto che siano cazzi miei, io e i discoli ragazzacci abbiamo molto in comune. Ebbene sì, anche io sono stato un artista e, permettetemi, un artista coi controcazzi.
Tutto nacque intorno agli anni 50 quando io, Fabio e Giulio ci incontrammo in un locale di Miami. Erano tempi duri, le idee erano tante ma le risorse poche. Importavamo troie da Cuba in America, ma la concorrenza era tanta e le donne sempre meno. Un giorno Giulio ebbe l’idea: trasferiamoci in Svezia e fondiamo un gruppo di musica folk popolare o, per meglio dire, ballo liscio.
Cazzo che idea fu: con gli ultimi soldi derivanti dalla coca, andammo in Svezia all’inzio del 1951. Una chitarra, basso e batteria, buone conoscenza nell’ambito della prostituzione ed ecco che nacquero i Baracudaz.
Il pubblico non sembrava apprezzare molto i ritmi misti svedesi-latino americani, il nostro primo disco fu un insuccesso totale. Giulio si dette alle anfetamine anali. Rischiavamo il tracollo.
A quel punto io e Fabio decidemmo che era giunto il momento di cambiare: se uno vuole una cosa, se la deve andare a prendere da solo. Cominciammo a prostituirci alle feste di addio al nubilato: il lavoro era pericoloso, ma ci dava da vivere.
La tensione continua, l’incertezza sul domani ci rese sensibili e produttivi oltre ogni immaginazione: scrivemmo molte canzoni, spostandoci su un pop melodico, fino a che decidemmo di fondare il Club.
I nostri capelli, i vestiti aderenti, quella faccia un po’ da marinaio un po’ da poeta, Giulio ormai fuori dal giro delle droghe (pesanti), sancirono il nostro successo.
Canzoni come "Vacca", "Cappella sistina", "Meglio morti" schizzarono in cima alle classifiche nazionali, facendo nascere un universo di gruppi copia come i Ake Linders o gli Zandra.
Gli anni 60 bussavano prepotenti alle porte, sentivamo che il pop d’amore ci andava stretto.
Era tempo di cambiare ancora.
E nacque il nostro capolavoro, i Tommy elfs

I veri eroi non hanno nome, nessuno vi dirà mai che siamo stati noi ad insegnare a quel negretto un po’ strano a suonare la chitarra, quello che poi è morto affogato dal suo vomito…
Oramai il mondo era ai nostri piedi: eravamo ringiovaniti, le donne erano un surplus quasi fastidioso, potevamo fare tutto o niente e restavamo sempre i migliori… fino a che, Giulio non ricadde nelle droghe a causa delle sorelle Johansson

Prima il cibo, come un novello Elvis, poi l’alcool, poi le droghe. La sua discesa agli inferi fu vertiginosa. La nostra carriera era finita: senza il nucleo originario, la nostra forza era scomparsa.
Divenimmo agenti e produttori, molti i successi fra cui i Toreson, i Totas e i magnifici Scandix, ma la magia dei primi anni era perduta.
Chi si dette alla poltica, chi agli affari, chi alla meditazione: spesso mi sveglio di notte, sudato ed agitato, con davanti agli occhi le mille luci e il pubblico in delirio davanti a noi.
Godetevi il successo e la giovinezza, il resto è inutile.
Mi avete fatto intristire, andate in culo tutti quanti.
Dio benedica un cazzo di nessuno.

H.

Licaoni – Monty Python 1 a 0

nov
22

E’ da una vita che, qualsiasi cosa noi si faccia in ambito comico, arriva immancabilmente qualcuno che ci dice: "Eeeh… quanto vi garba a voi copiare i Monty Python".

Te pensi a una gag(s) che sia al contempo geniale, innovativa e divertentissima, tipo scivolare su una buccia di banana facendo pernacchie, e subito tutti giù a dire: "Eeeh… questa l’hanno fatta i Python quarant’anni fa".
 
Te sperimenti, ti alambicchi il cervello per trovare nuovi e inaspettati modi di far ridere il pubblico e immancabilmente qualcuno se ne uscirà con: "Eeeh… i Python l’hanno già fatto".

La nostra è una vita all’ombra dei Monty Python. Ma ogni tanto la vita regala delle piccole inaspettate rivincite. Ebbene sì, questa volta ci siamo arrivati prima noi.

E’ di questi giorni la notizia dell’apertura di un canale su Youtube gestito direttamente dal leggendario gruppo, sul quale è possibile visionare gratuitamente filmati (anche in alta qualità) tratti dai loro capolavori.

Come se avessero scoperto chissà quale Sacro Graal. Sappiano codesti signori che i Licaoni tre anni fa hanno sconvolto il mondo con "Kiss me Lorena – il primo film italiano scaricabile gratuitamente" e che da Luglio è cominciata l’iniziativa "Un anno con i Licaoni" in cui è possibile visionare e scaricare gratuitamente tutto quello che i Licaoni hanno prodotto in dieci anni di attività.

Lasciatecelo dire: "Eeeh… i Monty Python stavolta arrivano secondi".

Una boccata… d’Elio

lug
22

Anno domini 2008. In questa italia minuscola e meschina, in una LIVORNO maiuscola e mollusca un gruppo di ggiovani-dentro ha principiato il proprio concertino cantandole così:

Forse, in fin dei conti, c’è ancora un po’ di speranza…
Lunga vita al Rock! Lunga vita a Elio e le storie tese! Santi Subito!

PS: iscrivendosi al FaveClub, con una cifra annua irrisoria, si ha la possibilità di scaricare qualsiasi cosa gli Elii abbiano mai prodotto: canzoni, album, rarità, video, backstage e… interi concerti. Come sempre il tonico gruppo fornisce prestazioni avanti coi tempi.

PPS: nel vano tentativo di scimmiottare questi genii assoluti, sul sito de i Licaoni trovate il nuovo download gratuito: questa settimana il primo episodio di Sgt. Palomo.

ALBA! ALBA! ALBA!

apr
23

And the winner is…

ALBA ROHRWACHER

David di Donatello 2008 – Miglior attrice non protagonista

Ebbene sì! Alba ha fatto i culi a tutte le altre candidate.
E ha vinto il David di Donatello.
Siamo davvero orgogliosi di te, Alba. E felici di averti preferito a Martin Lawrence.
Liz
non sarebbe stata la stessa cosa.

Un abbraccio forte dai Licaoni tutti.

The Silver Rope

mar
15

Per la categoria “solocosebelle”, dopo i geniali Comafilm, vogliamo parlarvi di un’altra realtà nostrana: FASTandFORWARD.

Al pari dei cineasti di cui sopra, questo duo di giovanissimi autori milanesi, al secolo Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, incarna uno di quei paradossi di cui il nostro paese va tanto fiero: il talento, la genialità, la competenza e la genuina passione per la materia trattata vanificati dal fatto di essere i “figlioli della serva”.

Giovani, ma gia' maestri di stile

I Fabii li conoscemmo qualche anno fa ad un festival di fantascienza nel fiorentino. Presentavano il loro cortometraggio E:D:E:N, realizzato con budget irrisorio e vincitore di premi in tutto il mondo. Ci apparvero immediatamente come l’unica possibilità di salvezza del Cinema Italiano, dei novelli messia giunti tra noi per indicarci La Via. Poi capimmo che non erano quelli vestiti da StormTrooper e ci cascarono un po’ le palle. Però erano dei bei ragazzoni in fiore, e quindi scattò l’amore incondizionato.

Amore rinsaldato dal loro lavoro successivo The Silver Rope, di cui vogliamo parlarvi in questo post.

The Silver Rope

The Silver Rope è un cortometraggio di Fantascienza.
“Corto” una sega, visto che  dura 33 minuti, e che per densità narrativa sembra di assistere a un lungo.
“Di Fantascienza” una sega, almeno per il tenore dei film di fantascienza che vediamo comunemente.
Anzi, facciamo una cosa, chiariamo subito che non si tratta di niente che siamo abituati a vedere comunemente.

The Silver Rope è un progetto ambizioso, ricco sia visivamente che narrativamente, e ottimamente realizzato da due registi giovanissimi. Appunto, niente che siamo abituati a vedere comunemente da queste parti.

La storia portante prende spunto da una riflessione in sé molto semplice, ma che comporta importanti speculazioni filosofiche: cosa succederebbe se la scienza riuscisse a descrivere il trascendente. Nella fattispecie, quali sarebbero le conseguenze della localizzazione fisica dell’anima umana?

Scienza e Religione: 1 a 0 palla al centro

Da qi i due demiurghi di F>>F prendono spunto per raccontarci una storia oltre ogni schema, ambientata in un prossimo futuro. Squarci di vite intrecciate, uomini e donne comuni, militari hyper-tech, scienziati, artisti, uomini di fede, creature soprannaturali. Tutti che si confrontano con la perdita della spiritualità o con la liberazione da essa, in un montaggio frenetico di convulse scene d’azione e ralenti amniotici.
Una storia difficile da seguire, che manifesta volutamente il desiderio di non spiegare o spiattellare tutto. Piccoli quadri, abbozzati con sintetiche pennellate, che lasciano intuire un disegno d’insieme più complesso. La punta di un iceberg che cela al di sotto un lavoro certosino e meticoloso.
Un’opera che necessita di essere rivista più volte, per cominciare a rimettere assieme le tessere del complesso mosaico e cominciare a capirci qualcosa.

Perché di cose da capire ce ne sono, e molte. Quello a cui assistiamo non è soltanto uno sfoggio di tecnica sopraffina: The Silver Rope non è uno sterile dispiego di mezzi. E’ vero, l’aspetto visivo è quello che maggiormente colpisce anche lo spettatore più distratto (e dovrebbe colpirlo ancora più profondamente una volta saputo il rapporto qualità/prezzo dietro alla produzione). Ma una cosa emergerà chiara e forte dalla visione di questo film: una sensazione di tristezza e di vuoto incolmabile che ci assalirà con veemenza, anche se disorientati e confusi da una tale a-narrazione (o forse proprio grazie ad essa).

E a ben guardare è proprio questo il fine ultimo dei Fabii: comunicarci quel senso di perdita che a più livelli colpisce un’umanità confusa e smarrita. Emozioni di una disarmante attualità.

Ogni aspetto tecnico (fotografia, montaggio, scenografie, costumi e [soprattutto] musica) preso singolarmente sfoggia perizia e  virtuosismo, ma nell’insieme concorre a generare suggestioni e riflessioni di altra intensità.

Questo The Silver Rope si innesta sul filone maturo della Fantascienza, quello che ci racconta di mondi lontani nel tempo e nello spazio, ma che in realtà ci parla di noi e del nostro Io.

Le tematiche, i personaggi e le sottotrame accennate potrebbero tranquillamente dar vita ad uno o più lungometraggi: molteplici storie che vorremmo ci fossero raccontate con lo stesso senso della narrazione esibito fin qui dal prodigioso duo di autori.
In un mondo perfetto sarebbero già al lavoro su quattro/cinque blockbuster planetari, e invece ci tocca di pupparci l’ultimo delirio protocinematografico di quel genio di Saverio Moccino (o come stracazzo si chiama). Daje riga’, che je fate er culo a ‘sti fiji de’ dirigenti Rai!

The Silver Rope

Scritto, Prodotto e Diretto da
Fabio Resinaro e Fabio Guaglione

Fotografia        Paolo Bellan
Musiche           Andrea Bonini e Fabio Resinaro

con                  Andrea Tibaldi
                        Enrico Ciotti
                        Fabrizio Viganò
                        Eugenia Caruso
                        Michele Cantù
                        Simon Puccini
                        Anthony Smith

Resoconto

nov
10

Un nuovo post della rubrica "solocosebelle". In quanto reduci del Tentacoli Film Festival, non possiamo farne a meno.

Tentacoli

Un grande momento di Cinema, l’edizione Zero del Tentacoli, che ha dato la giusta e meritata visibilità a un movimento indipendente sempre più agguerrito e prorompente. E questo non solo perchè hanno preso in concorso il nostro Kiss Me Lorena, non siamo a tal punto egocentrici… forse sì, se non avessero preso KML gli avremmo spalato la merda addosso probabilmente, ma non è questo il punto. Il punto è che in questo Tentacoli abbiamo avuto modo di vedere che il cinema di genere in Italia è più vivo che mai.

Partiamo dal premio Miglior Film decretato direttamente dal pubblico in sala: Teosofia di Michele Vaccari e Lucio Basadonne, due giovanottini perbene con i quali siamo subito entrati in sintonia per la nostra comune devozione a Satana e al Rock. Per gustarvi lo spregiudicato Teosofia è sufficiente fare un salto sul loro sito: una storia d’amore ai tempi delle chat raccontata in modo assolutamente geniale.
E ancora: Federico Sfascia, giovane cineasta nonchè fumettista di talento che con il suo divertentissimo Beauty Full Beast dal sapore raimiano si è aggiudicato il Premio Asianfeast.org. Federico, saremo sempre grati a te e a Michele Senesi per lo straordinario duello di critica cinematografica su Batman Begins. E infine: Stefano Jacurti (sceneggiatura e regia, questa firmata assieme a Emiliano Ferrera), vincitore dello speciale Premio Acec con Inferno bianco, niente meno che un western-horror ambientato nell’Oregon e interamente girato sulle nevi del Gran Sasso. In una parola: un’impresa sovrumana (sono tre parole, vabbè…).

Ahinoi, abbiamo partecipato a un solo giorno di festival, ma vogliamo segnalarvi anche altre "cosebelle" alle quali abbiamo avuto il piacere di assistere. In ordine: A Bonatti Story di John Snellinberg alias il Kaurismäki di Vaiano. Umorismo surreale abbinato al sempreverde Riccardo Fogli. Noi già lo amiamo.
E ancora Apollo 54: impossibile trovare parole per descrivere questa folle avventura galattica. Fatevi un giro sul sito, guardate il trailer e poi, nella pagina degli extra, godetevi "Tanti Auguri". E capirete.
E infine – last but not least – il progetto di fantascienza Pathos di Dennis Cabella, Marcello Ercole e Fabio Prati. Dopo aver visto il teaser, affascinati, abbiamo mormorato a bassa voce: "Minchia…".

Dunque, i nostri più vivi complimenti e ringraziamenti ai ragazzi di ACIGitalia: per l’organizzazione, per aver creato un’occasione di scambio e confronto, per i ciccioli dell’aperitivo, per i superlativi dolcetti del buffet e per questa sana spallata che avete voluto dare al fottuto sistema.

W Acig. W il Rock. W il Cinema Indipendente.

La preziosa anima di Fausto

set
24

Ebbene sì, abbiamo deciso di utilizzare questo blog ormai decrepito solo per affrontare questioni veramente importanti, come ad esempio i rigassificatori offshore, la crisi mediorientale o l’uso corretto del wok nella cottura a vapore.

E quindi oggi vi parliamo di “La preziosa anima di Fausto”.
Chi è Fausto? – direte voi – e perché la sua anima è preziosa? – aggiungerete – e perché il wok deve essere stagionato prima del suo utilizzo? – adesso avete rotto il cazzo, ascoltate e zitti.

La preziosa anima di Fausto

“La preziosa anima di Fausto” è il titolo dell’ultima fatica del duo Zucconi-Fraternali, che con le rispettive produzioni, la Coma Film e la Zuip Film, hanno dato vita a questo gioiello della cinematografia. Sì, perché di un vero e proprio gioiello si tratta.
Di questi giovanotti – e di tutta la combriccola che gravita loro attorno – avevamo già parlato sulle pagine di questo blog, e abbiamo anche avuto modo di conoscerli in ciccia e di constatare così quanta sana follia alberghi nelle loro menti. La visione di “Fausto” non ha fatto altro che confermare le nostre impressioni e fomentare la passione che noi Licaoni tutti nutriamo nei loro confronti.

Ma veniamo al nocciolo. Il corto narra le vicissitudini di un uomo, Fausto, alle prese con un incalzante Mefistofele che tenta con ogni mezzo di aggiudicarsi la sua anima. Ma l’essere umano, si sa, è pieno di risorse, e l’anima non è mica una cosetta da nulla da svendere in quattro e quattr’otto. Riuscirà Fausto a resistere alle lusinghe del Maligno?

Mefistofele in persona

Dalla sinossi sembrerebbe il classico teen-movie, ma così non è. E numerosi sono i pregi di questo corto. Una storia ben scritta, quadrata, vibrante di un umorismo non convenzionale, ricercato e particolarissimo. Un’interpretazione misurata ed essenziale, quasi cronometrata nel centellinare le stoccate comiche (un plauso, dunque, ad Astutillo Smeriglia e Riccardo Cuorleggero, nonché a uno strepitoso Andrea Goi nella parte del domestico). Una realizzazione curatissima sotto ogni aspetto, dalla fotografia di stampo quasi espressionista al commento musicale. Le scenografie sono perfette. Le inquadrature calibratissime. Anche il catering sul set deve essere stato da leccarsi i baffi. Insomma, a noi è piaciuto parecchio. Ma cerchiamo di argomentare.

Questo corto ci fa ridere perché ci sono pochissimi dialoghi. E questo non per la nostra proverbiale soglia di attenzione particolarmente bassa. Ci piace che la comicità sia visiva, di immagine, d’azione. Niente battute eccessivamente dialogate o spiegate, ma un susseguirsi di inquadrature che creano il flusso comico; microsequenze in cui, con pochissimi accenni, viene creata la premessa comica, si assiste allo svolgimento e si ride per il capovolgimento finale. Spesso senza neanche una parola, ma con un sapiente uso degli effetti sonori e con l’unico contrappunto dell’onnipresente musica di commento (a opera di Stefano Galeone, eseguita da Enrico Benassi). Le poche frasi presenti sono spesso pronunciate al contrario e diventano a loro volta elementi sonori capaci di fornire spunti comici: “on” (a proposito, fate caso al labiale di Riccardo Cuorleggero/Mefistofele).

Questa “asciuttezza” dei dialoghi si riflette anche negli altri elementi del lavoro: a partire dalla recitazione, come dicevamo, assolutamente misurata e sottotono, fino ad arrivare alla vera e propria anima di Fausto: il montaggio. Senza mai sprecare un fotogramma, il susseguirsi delle inquadrature ci conduce all’interno del mondo Coma/Zuip; un mondo fatto di comicità rarefatta e raffinata, spesso sospesa, ma capace di impennate improvvise tanto da sfociare in un’imprevedibile (quanto credibile) scena action.

Il robotico domestico

Il Comico che emerge dal corto lavora a più livelli: da un lato abbiamo quello semplice e immediato delle situazioni paradossali, delle gag fulminanti, quasi da comiche di Buster Keaton (vedi la sequenza del pentolino d’acqua bollente). Dall’altra c’è la sottile ironia che evidentemente risiede nell’occhio di chi ci sta raccontando la storia di Fausto. Ogni inquadratura, ogni dettaglio, anche il più apparentemente insignificante, va a incastonarsi in un mosaico calibratissimo che manifesta tutto il suo sarcasmo solo guardandolo e riguardandolo.
La comicità dei lavori Coma/Zuip è una comicità sfaccettata, ricca di sfumature, che necessita di essere metabolizzata.

Una forte identità stilistica (raffinata sintesi di quanto maturato con i precedenti lavori), nonsense allo stato puro, follia, sarcasmo, metal e riscoperta delle nostre radici cristiane. Tutto in un solo corto. Ed è per questo che ve lo caldeggiamo fortemente, senza dirvi nient’altro ché non vogliamo rovinarvi la sorpresa.

E con “Fausto” inauguriamo il nuovo tag di questo blog, “solocosebelle”, per parlare di tutto ciò che ci piace e che ottiene, dopo analisi accurata e circostanziata, l’esclusivo marchio di qualità dei Licaoni.

Un’ultima cosa: Fausto lo trovate qui. Scaricabile gratuitamente.

La preziosa anima di Fausto

Scritto e diretto da
Filippo Fraternali e Antonio Zucconi

Musiche           Stefano Galeone
eseguite da      Enrico Benassi

Interpreti
Fausto             Astutillo Smeriglia
Mefistofele      Riccardo Cuorleggero
Domestico       Andrea Goi
Infante             Giulia Battaglione
Lucifero           Eugenia Pedrazzini

Montaggio       Antonio Zucconi
Riprese            Micol Bolzonella
                   Katia Ferri