Hola,
due opzioni per spiegarvi la nostra avversione nei confronti di questa serie tv (di recente anche film). Se la adorate vi consigliamo di saltare direttamente all’opzione 2: risparmiate tempo e trovate sfogo immediato per quella vocina che già sappiamo ronzarvi in testa.

Opzione 1
Odiamo “I Soliti Idioti” perché nonostante quello che possa pensare la maggior parte degli Italiani, ridere è una cosa molto seria.
Uno che ride di una battuta piuttosto che di un’altra ci sta raccontando molto della sua persona, perché il riso è un meccanismo che lavora a più livelli e si innesca quando la battuta tocca alcune delle corde dell’individuo.
Esempio pratico: fare una battuta sul Cobra di Pugačëv con un gruppo di persone appena conosciute è un buon modo per scoprire se tra loro sia presente un pilota d’aereo, visto che probabilmente sarebbe l’unico a ridere. Con quella risata il tipo ci sta dicendo: oh, beninteso, io sono un pilota d’aereo (o quantomeno sono molto informato sull’argomento).
Effettivamente potrebbe essere un buon modo per scovarne uno su un aereo in avaria, senza provocare il panico tra i passeggeri…
Le corde che entrano in vibrazione possono essere più cerebrali, ossia le famose risate di testa suscitate da quelle battute che hanno bisogno di un piccolo ragionamento dell’ascoltatore per essere capite.
Esempio pratico: un tizio entra in un caffé. Splash!
Questo tipo di risata ci dice molto sulle capacità logiche del pubblico (il famoso: “questa la capirete fra due giorni” detta dal comico a una platea muta dopo la gag).
Oppure ci sono le risate più istintive, le cosiddette risate di pancia che derivano da un riflesso istantaneo. Generalmente sono quelle più veraci, che squassano maggiormente il pubblico, ma sono anche quelle che partono dalle viscere e quindi ci dicono veramente chi abbiamo di fronte.
Esempio pratico: una signora anziana che cammina di fronte a noi cade a terra, a volo d’angelo, atterrando con la fronte. Voi ridete a crepapelle.
Se la signora è un’orribile megera che vi ha appena infamato perché infastidite il suo ignobile barboncino con la vostra maglietta rockettara, la risata è liberatoria e ci dice che considerate quella caduta una giusta punizione per l’arrogante puttana.
Se la signora è caduta a seguito di uno scippo che l’ha privata dei trecento euro di pensione, siete dei pezzi di merda.
Ecco, ridere dei soliti idioti è un po’ come ridere delle barzellette di berlusconi sui malati di Aids: è da pezzi di merda.
Gli autori del programma e del film che sta scassando al Cinema dichiarano spesso di ispirarsi allo storico film “i Mostri” di Dino Risi. Nel film del compianto maestro, il duo Tognazzi-Gassman interpretava vizi e immoralità dell’Italiano medio degli anni ’60. Il giudizio morale degli autori sui protagonisti del loro film è già chiaro fin dal titolo.
Vediamo un esempio del tenore del film:
Guardandolo ci si rende conto che il regista e gli sceneggiatori hanno ben chiaro l’obiettivo della loro satira (l’Italiano medio, appunto) e lo devastano senza pietà. Si ride del mostro e si resta amareggiati o inorriditi dal rivedercisi in parte. Ossia la ricetta di tutta la Grande Commedia all’Italiana.
Prendiamo ora lo sketch seguente:
Ora, a parte che si potrebbe smontarlo sotto ogni punto di vista tecnico, dalla scrittura, alla recitazione, al montaggio, quello che ci interessa è analizzarne il fine comico.
Nell’umorismo di Mandelli e Biggio si ride col mostro: il vecchio rincoglionito, ricco e puttaniere diventa un fico a paragone col figlio “nerd, ritardato e probabilmente frocio”.
Il figlio nello sketch è quello sensato, sensibile e introverso, ma anziché identificarsi in lui e ridere della bassezza del vecio, il pubblico patteggia per quest’ultimo. Basta leggere i commenti al video per rendersi conto di cosa arrivi al pubblico: il babbo è un ganzo, è lui l’eroe della scenetta.
Esattamente qual’è la differenza con i cine-panettoni-pandori-panforti?
Mandelli e Biggio, delle tre l’una: o non siete buoni a mettere in pratica quello che sbandierate nelle interviste, o non avete capito una sega del film di Risi, oppure siete dei paraculi che fanno la solita farsetta di regime rivendendola per satira politicamente scorretta.
Opzione 2
Odiamo i Soliti Idioti perché siamo rosiconi, invidiosi del successo del duo di talentuosi comici e xchè ci garberebe a noi di inventare skec gegnali come DaicAzzo.
Mah, ragazzi, a me avete fatto sempre ridere come così come i Soliti Idioti.
Dire che Mandelli e Biggio vogliano far passare come “ganzo” il personaggio Ruggero de Ceglie mi pare quantomeno azzardato.
Che dire di Scarface? Tony Montana è l’idolo di molti, nonostante il film lo ritragga come un miserabile spacciatore di cocaina finito male.
I Soliti Idioti non sono soltanto “father and son”, sono molto altro.
A mio avviso il voler pretendere serietà e moralità da cose del genere è sbagliato. Mica fanno il mestiere più nobile del mondo.. sono semplicemente attori, mi pare sbagliato pretender da loro un simile target.
Ciao Leonardo,
Mandelli e Biggio dicono di voler mettere alla berlina i vizi dei soliti idioti, e noi non sindachiamo i loro intenti ovviamente, sindachiamo gli esiti.
Guardando quello sketch non ci sono dubbi: il vecchio è il centro comico dello sketch, è lui l’autore delle battute a cui il pubblico ride. Fai caso alle risate finte, a dove sono state messe, sempre a ridosso di qualche battuta triviale di Mandelli. E la stessa cosa capita leggendo i commenti: sono tutti dalla parte del vecchio e prendono per il culo il figlio che alla fine viene sodomizzato da dei neri vestiti da bingo-bongo.
Fossimo noi gli autori, con gli intenti satirici dichiarati da loro, ci verrebbero i peli ritti sul collo al vedere queste reazioni completamente travisate. E ci interrogheremmo sul dove la nostra satira abbia sbagliato nel comunicare l’intento.
In Scarface la posizione di Stone è molto evidente: Tony è un avido che per raggiungere il potere scenderà fino all’inferno. E infatti ci finisce. Se poi qualche camorrista mono-neurone travisa il messaggio (che c’è ed è chiaro) è un problema del camorrista.
Nel caso de I Soliti Idioti invece il messaggio non è chiaro ed è facilmente travisabile.
Di sketch di questa trasmissione ne abbiamo guardati diversi e ci vediamo sempre questa facilità nello scivolare “dalla parte sbagliata”. E’ un errore comune in molti (pseudo) satirici che nella foga di voler sparare a destra e manca per dimostrare il loro essere super partes, beccano il bersaglio sbagliato. Perché nella satira (e nella comicità in generale) c’è e deve esserci una moralità forte, per far capire al comico dove sia il giusto e lo sbagliato da mettere in risalto con la battuta.
Magari è anche giusto che lo spettatore non se ne renda conto, ma dietro a ogni comico ci deve essere una capacità critica e d’osservazione sociale di alto livello. E’ riduttivo pensare al comico come uno che fa ridere e basta: dietro ogni risata c’è una grande verità. A questo proposito ti consigliamo di leggerti questo scritto molto interessante di Luttazzi.
Il problema della comicità attuale Italiana è che gli autori satirici forti sono stati fatti fuori dalla tv, e i comici sono solo degli animatori da villaggio turistico o personaggi televisivi simpatici (come ad esempio Mandelli e Biggio). In Inghilterra Little Britain lo fanno due attori formati all’Accademia d’Arte Drammatica con anni di esperienza in staff di trasmissioni di grandi satirici Inglesi.
Anche per far ridere servono estrema preparazione tecnica e umana, non sei d’accordo?
Però anche per scrivere serve un minimo di preparazione tecnica. Voi Licaoni invece scrivete “Qual’è” così, con l’apostrofo.
Il film invece non l’ho visto.
Questo perché alcuni di noi sono degli ignoranti che hanno fatto l’ITIS, mentre gli altri che hanno fatto il Classico, al momento della redazione del documento, erano a farsi i cazzi loro.
A nostra discolpa possiamo citare il linguista Franco Fochi che è fra i fautori dell’apostrofo. Ma essendo che non si sapeva chi fosse costui fino a quattro minuti fa, forse non siamo del tutto discolpati.
Il films non l’abbiamo visto manco noi, ci si riferiva al video linkato. Più in generale si parlava del tipo di umorismo propinato dalla serie (ma che immaginiamo presente anche nel films).
PS: ora mica ci bacchetterai perché scriviamo “films”, eh?
I’m in complete agreement with you!
I’m in complete agreement with you!
Ok, avete ragione. Ho sempre criticato apertamente la realizzazione e il successo prolungato di lungometraggi appartenenti al genere del “cinepanettone”, che arrivassero nelle sale a Natale, o meno. Eppure, MTV mi ha fatto cascare nell’inganno, producendo e mandando in onda un format ben poco dissacrante e tutt’altro che “contro”: è invece un occhiolino al “viscerale” di cui parlate nel post, e io, anziché notarlo, ci sono cascato come un.. bimbominkia. E forse l’intento è proprio questo: far si che un bimbominkia (dopotutto, qual è [o qual'è, o qualè, oukulele, o altre fisse] il pubblico medio di MTV?) rida e si faccia piacere il suddetto programma. Non voleva esserci altro esito se non questo, altro che satira di regime e quant’altro, il gioco è economico! E a dirla tutta, OGNI FORMAT PRESENTE ORMAI SU MTV (che voleva dire Music Television un tempo, ma ora di musica non ce n’è quasi più) rispetta o prova ad indovinare i gusti di quella fascia di pubblico. E il meglio arriva dagli USA. Due titoli per tutti: “Paris Hilton’s British Best Friend” e “16 anni e incinta”.
Bisogna accettare la realtà: neanche Beavis & Butthead hanno mai avuto uno scopo educativo, eppure sono stati importati da MTV Italia allo stesso modo di South Park e altri programmi per i quali oggi sbaviamo di ammirazione, in molti casi. Gli affari sono affari…
P.S.: continuate così, che ho ammirazione anche per voi!
Giusto l’altro giorno a TV Talk c’erano Antonio Campo Dall’orto (Mtv) e Pietro Valsecchi (produttore del film) che parlavano di cosa piace ai ggiovani. Le riflessioni erano esattamente quello che dici te, cioè tutto è basato sul rincorrere i gusti di determinate fasce di pubblico con rari sprazzi di sperimentazione, subito abbandonati a favore di roba dall’incasso sicuro.
PS: un giorno potresti renderti conto che anche noi ti abbiamo tratto in inganno come I Soliti Idioti e dietro la nostra facciata di simpatia e cortesia si nascondono in realtà dei biechi cloni di Boldi&DeSica.
Giovani con una g…fate tornare quelli che hanno fatto il classico!!
…Cmq sono d’accordo con voi…davvero complimenti
No, no, Campo Dall’Orto e Valsecchi parlavano proprio de i “ggiovani”, termine indicante una non meglio precisata fascia d’età particolarmente appetibile ai markettari italici.
Notare che sia Dall’Orto che Valsecchi erano in studio vagamente liftati e col capello tinto. Ggiovani de ‘sto ca… ehm…
Grazie a te.
“Films” va benone, perché l’avete scritto apposta: è l’uso espressivo della lingua, che non conosce errori. Fochi invece è uso creativo di google.
Veniamo al merito (sempre premesso che non ho visto e non vedrò “I soliti idioti”): contesto che ridere del mostro sia più divertente che ridere col mostro. In realtà è quasi sempre più divertente, perché più liberatorio, ridere col mostro.
Ah e poi secondo me “I mostri” è uno dei film meno belli di Risi. Ma questo è opinabile.
Certo che ti piace di più ridere col mostro, ma è perché sei cattivo dentro. Come noi.
Però anche lì c’è una netta differenza del ridere con un mostro bello, spietato e a suo modo affascinante (come noi del resto siamo) rispetto al rivedersi nel vecchio puttaniere de I Soliti Idioti. Manco più i cattivi sanno fare…
Quale personaggio ti fa ridere in modo veramente mostruoso?
Ah, e comunque il film di Risi l’abbiamo messo perché è citato da Biggio e Mandelli come loro riferimento principale. Fosse stato per noi avremmo messo qualche sketch comicissimo di Gabriele Cirilli.
[...] spunto per filosofeggiare questa volta ci viene da alcuni commenti all’articolo precedente. In molti si sono risentiti e hanno contestato il fatto che non si può dare della brutta persona a [...]
Secondo me rosicate di brutto.
“I soliti idioti” a me fa schifo, ma voi rosicate.
Non fate nemmeno tanto ridere, voi.
Siete un pochino da dopocresima della parrocchietta e ridete solo voi delle vostre cose (qualcuno ve lo deve pur dire). Siete un po’ asessuati.
Ciao
Eugy
Forse l’analisi è un po’ troppo ‘pesante’, ma la condivido nella sua essenza.
I soliti idioti è una grandissima risorsa statistica sul nostro Paese, come dite voi, la cosa che lascia più stupiti è l’interpretazione da parte del pubblico. Quel che arriva è l’ennesima vittoria dell’eroe negativo.
E la cosa più grave non è il fatto che vengano seguiti e (purtroppo) imitati per battute e messaggi (canne, droga, sesso) dai ragazzini dai 12 ai 16 anni, a questo dovrebbero pensarci i genitori e la scuola. La cosa più grave è il fatto che questa porcata è seguita e imitata da ragazzi bell’e maggiorenni, è questa la vera vergogna.
D’accordo sul fatto che non faccia ridere, le stesse battute le dicevamo in classe ai primi anni delle superiori…tanti anni fa!
Saluti!
[...] il profluvio di invettive e teorie da parte di quei baldi giovanottini de i Licaoni, eccomi finalmente tornata in cabina di [...]
Salve
“In Scarface la posizione di Stone è molto evidente: Tony è un avido che per raggiungere il potere scenderà fino all’inferno. E infatti ci finisce”
Bè sì ma Tony Montana ha una sua complessità: è una figura fortemente negativa ma è anche vero che viene ucciso perchè si è rifiutato di far saltare in aria un tizio e si è rifiutato per non uccidere la moglie e i figli del tizio in questione, montana è un criminale spietato, smodatamente ambizioso (nonchè morbosamente geloso della sorella) che infine muore a causa di un unico gesto di pietà.
Personaggio negativo ma con una sua tragica “grandezza” e sopratutto con un “lato umano”, questo ovviamente non giustifica gli imbecilli che travisano facendone un modello da imitare: non lo è e stone non lo presenta mai in questo modo (Scarface è tra i miei film preferiti, l’ho visto più volte)
Nei commenti si parlava pure di Beavis & Butt-head e South Park, voglio solo dire che entrambi sono molto meglio de I soliti idioti sotto tutti i punti di vista. Quanto a Biggio & Mandelli io penso che negli sketch del bambino delinquente Nicolò e dei due parroci che vogliono “modernizzare” Gesù o dei due “immoralisti” la satira sociale funzioni senza rischio di travisare, rischio che in Father & Son è un po’ più possibile, comunque nel caso di questo sketch il modello padre stronzo-figlio buono e ingenuo viene dalla coppia Sordi-Verdone di In viaggio con papà solo che il film era una commedia dolceamara e “malincomica” nello stile di Verdone, Biggio e Mandelli sono andati nella comicità grottesca, la caricatura che è un materiale che andrebbe maneggiato forse con più cura. Una cosa è certa: Little Britain non è neanche paragonabile a questa roba
In accordo con te (anche su Scarface, che essendo un film di livello non è certamente liquidabile con una lettura manichea quale abbiamo dato nel primo commento).
Dei Soliti Idioti, oltre alla facilità di “scivoloni” (http://www.licaoni.it/blog/2011/11/11/perche-odiamo-i-soliti-idioti/comment-page-1/#comment-82) ci sarebbe anche da contestare anche l’aspetto tecnico: a noi appaiono d’una povertà di scrittura, di recitazione e di messa in scena davvero sconcertanti.
Credo che il film “i soliti idioti” sia da annoverare tra le 10 peggiori commedie mai partorite da mente umana negli ultimi 20 anni di cinema italiano, che ha visto un sempre più clamoroso tracollo con i vari cinepanettoni et similia.. Quasi quasi son meglio quelli di questa becera operazione commerciale
Sono piuttosto d’accordo con voi… Vi dirò la verità all’inizio credevo fossero “qualcosa di diverso”, a dire il vero mi ero affezionata al loro sketch (si parla di oramai due anni fa) dove c’è la coppia di snob milanesi con le racchette da tennis. Non mi spiacevano anche perchè il personaggio femminile era spiccicato ad una ragazza che avevo in classe… Però dopo 2 o più anni non puoi tenere sketch uguali sputati senza una virgola che cambi, diventano insulsi e noiosi. Ancor peggio non capisco quello con “Severino” in cui c’è il ragazzino con problemi… Di quello ancora non capisco il messaggio che tenta di trasmettere. Per il resto sono d’accordo con voi e la vostra analisi, però mi soiache che MTV stia cadendo sempre più in basso e che gli italiani si accontentino di un intrattenimento di basso livello…
Ricollegandomi alla bacchettata sul “Qual’è” di qualche post fa… Io ho fatto un professionale e ancora me ne vergogno a dirlo alla messa colta da liceo classico, però credo che l’Italia anche su questo tadizionalismo faccia un certo vanto inutile, non credo sia più Platone o la grammatica da Accademia Della Crusca a fare la differenza, esiste un’ intelligenza che non nasce sui libri, ma che vive di esperienze proprie e che secondo me sono molto importanti. Il mezzo deve avvicinarsi alla massa spogliandolo di quella aulicità che lo fa sembrare sfacciatamente superiore ed antipatico, solo così il messaggio può essere in qualche modo “vero”.
Non so perchè ma spesso mi pare che la comicità italiana di oggi sia o una cosa ricercata e trattata con fin troppa delicatezza da risultare insopportabile e finta o sia di una rozzezza e mancanza di buon gusto incredibile.
Debbie, il paragone fra linguaggio e comicità è molto stimolante.
Secondo noi questi due aspetti (assieme a tantissimi altri) sono la manifestazione tangibile di due anime della società Italiana. Da una parte l’elite sofisticata e snob che si chiude nella sua torre d’avorio rifiutando il confronto col reale. Dall’altra la società ignorante che (grazie all’esempio delle classi dirigenti degli ultimi vent’anni) è arrivata al punto di vantarsi sfrontatamente della propria grettezza, ostentandola.
Ci paiono due fazioni che si alimentano a vicenda, cioè ognuna fornisce all’altra validi argomenti per essere odiata. Un po’ come dire “è talmente snob D’Alema, che sto con Berlusconi” o il contrario (e forse peggiore) “è talmente orribile Berlusconi, che sto con Bersani”.
Quello che dici a proposito di cultura ci trova pienamente d’accordo perché ci sembra la mancante via di mezzo in questo cazzo di paese: una società col giusto grado di cultura e soprattutto col giusto grado di… “giusto”, inteso come senso del giusto. Una sorta di saggezza popolare che a noi pare veramente svanita. E la cosa ci lascia basiti.
Tornando sulla questione della comicità è chiaro che se “I soliti idioti” viene criticato in maniera snob e altisonante, i sostenitori si sentiranno ancora più forti della loro scelta. Quello che noi volevamo dire tra le righe di questo post è proprio “oh, a noi c’importa ‘na sega, noi siamo i figlioli della serva e ci fanno ridere le scurregge, i ruti e i cazzi di gomma. però questa roba che a voi vi fa sganasciare è falsa come i soldi del monopoli e la fanno meglio i nostri nipoti di 4 e 6 anni”. E ci aggiungeremmo anche un bel “puppatecelo, testedicazzo” perché siamo livornesi.
Niente da eccepire.
Dovrebbero insegnarlo nelle scuole, la gente inizierebbe a ridere meglio.
A me la battuta del tizio che entra in un caffè m’ha fatto ridere tanto… sono davvero un idiota?
L’articolo è piacevolissimo e concordo pienamente!
E mi è piaciuto anche il commento sul redattore dell’itis che non si è accorto del qual’é e dei classicisti che cazzeggiavano! 
Vi seguirò da oggi…