Archive for novembre, 2011

Corso di Cazzotti: nuovo episodio

nov
25

Carinissimi,

dopo il profluvio di invettive e teorie da parte di quei baldi giovanottini de i Licaoni, eccomi finalmente tornata in cabina di regia. Giusto in tempo per segnalarvi il nuovo episodio del Corso di Cazzotti stagione 1.5:

Prosegue la webseries a base di arti marziali e comicità sui generis prodotta da i Licaoni e Q-Z Arts. In coda al video troverete l’inizio di una nuova rubrica: non perdetela!

Vi ricordo che il prossimo appuntamento con il Corso di Cazzotti sarà Giovedì 22 Dicembre, mentre fra due settimane (Giovedì 8 Dicembre) sarà il turno di una nuova Recensione di Frusciante. A un anno dalla scomparsa del grande Mario Monicelli, Federico gli renderà omaggio alla sua maniera.

Bacioni,
Sandra

Siamo quello che ci piace?

nov
17

Boh, sarà l’eccessiva frequentazione con Frusciante, ma in questi giorni c’è presa così, di fare disquisizioni da blog. Vedrete, passerà presto e torneremo a fare i videis (vi possiamo immaginare mentre annuite pensando che sì, tutto sommato, è meglio).

Lo spunto per filosofeggiare questa volta ci viene da alcuni commenti all’articolo precedente. In molti si sono risentiti e hanno contestato il fatto che non si può dare della brutta persona a chi apprezza qualcosa di brutto: si può giudicare l’opera, non il fan. E poi i gusti son soggettivi e voi che cazzo volete?

Potremmo rispondere che non era nostra intenzione offendere nessuno, ma la verità è che parlando di certe cose schiettamente è impossibile non offendere qualcuno. L’importante è che l’offesa non sia gratuita e che magari stimoli un dibattito.

Ecco i nostri due centesimi.

Il gusto, proprio perché soggettivo, è un qualcosa che ci connota come individui: ci distinguiamo dagli altri tramite il nostro gusto nel vestirci, nello scegliere le parole quando parliamo o nell’ascoltare un certo tipo di musica. Anche senza rendercene conto il nostro gusto è espressione di noi.

Maestro di Stile

Se parliamo di un film e ne facciamo una critica più o meno approfondita (come teorizza il Maestro Smeriglia) stiamo parlando di noi, dei nostri gusti e del nostro personale rapporto instaurato con quel film. Che lo vogliamo o no ci stiamo mettendo a nudo.

E quindi è normale sentirci urtati se qualcuno sentenzia che quel film è una merda, perché di fatto è il nostro gusto a essere giudicato. Oggiù, diciamola, siamo noi stessi a sentirci giudicati.

A noi questo pare il motivo principale per cui spesso, sopratutto sul web, nascono discussioni accese su cose apparentemente futili come fumetti, videogames o serie televisive… ehm…

Il punto è che si deve prendere atto che quando parliamo di queste cose stiamo parlando di noi, della nostra intelligenza, sensibilità e cultura.
E la parte difficile è che questo comporta il dover ammettere che talvolta possiamo essere impreparati, sprovveduti e anche un po’ scemi di fronte a certi argomenti.

A noi per esempio capita a volte di andare a teatro, annoiarci e poi chiosare con “che palla di spettacolo”. Ma la dura verità è che siamo degli ignoranti incapaci di capire un linguaggio teatrale appena un po’ più elevato di quello espresso in Rugantino con Brignano.

Ci pare poco dignitoso nascondersi dietro al rituale “secondo me” aggiunto dietro a una sparata devastante come “è una merda totale” per non urtare la suscettibilità dell’altro. La suscettibilità dell’altro si urta, eccome.

Dateci degli scemi, ma a noi pare inconfutabile che siamo quello che ci piace.

Però anziché trincerarsi dietro a un atteggiamento ostile (“fatti i cazzi tuoi, il gusto è gusto, secondo me”), la cosa può diventare interessante e ci può mettere nella condizione di raffinare il nostro gusto tramite il confronto con quello degli altri.

Uno degli aspetti che ci attrae della comicità è che una risata probabilmente è l’espressione più genuina del nostro gusto e quindi del nostro essere. Se sul vestiario (e moltissime altre cose) possiamo fingere per darci un atteggiamento, sulla risata non ci sono filtri che reggano: (cit.) dietro ogni risata c’è una verità.

Quindi proprio partendo da questa considerazione quello che ci interessava dire nell’articolo su I Soliti Idioti era: attenzione signori, interroghiamoci sulle risate che facciamo perché esse sono la cosa più libera che possediamo e sono molto più sincere di quanto non lo siamo noi con noi stessi.

In definitiva: se ti piace Transformers 2 hai una scarsa comprensione del cinema d’azione, se ridi di un donnina scippata sei una cattiva persona, se ridi de i Soliti idioti forse non hai focalizzato che Biggio e Mandelli elevano a eroe un vecchio puttaniere.

Torna tutto? Boh, a noi ci pare di sì.

Ah, giusto per mettere alla prova questa nostra teoria: ci dite cosa siamo noi, visto che ci fa parecchio ridere questo?

Perché odiamo I Soliti Idioti

nov
11

Hola,
due opzioni per spiegarvi la nostra avversione nei confronti di questa serie tv (di recente anche film). Se la adorate vi consigliamo di saltare direttamente all’opzione 2: risparmiate tempo e trovate sfogo immediato per quella vocina che già sappiamo ronzarvi in testa.

I Soliti Idioti

Opzione 1
Odiamo “I Soliti Idioti” perché nonostante quello che possa pensare la maggior parte degli Italiani, ridere è una cosa molto seria.

Uno che ride di una battuta piuttosto che di un’altra ci sta raccontando molto della sua persona, perché il riso è un meccanismo che lavora a più livelli e si innesca quando la battuta tocca alcune delle corde dell’individuo.

Esempio pratico: fare una battuta sul Cobra di Pugačëv con un gruppo di persone appena conosciute è un buon modo per scoprire se tra loro sia presente un pilota d’aereo, visto che probabilmente sarebbe l’unico a ridere. Con quella risata il tipo ci sta dicendo: oh, beninteso, io sono un pilota d’aereo (o quantomeno sono molto informato sull’argomento).

Effettivamente potrebbe essere un buon modo per scovarne uno su un aereo in avaria, senza provocare il panico tra i passeggeri…

Le corde che entrano in vibrazione possono essere più cerebrali, ossia le famose risate di testa suscitate da quelle battute che hanno bisogno di un piccolo ragionamento dell’ascoltatore per essere capite.

Esempio pratico: un tizio entra in un caffé. Splash!

Questo tipo di risata ci dice molto sulle capacità logiche del pubblico (il famoso: “questa la capirete fra due giorni” detta dal comico a una platea muta dopo la gag).

Oppure ci sono le risate più istintive, le cosiddette risate di pancia che derivano da un riflesso istantaneo. Generalmente sono quelle più veraci, che squassano maggiormente il pubblico, ma sono anche quelle che partono dalle viscere e quindi ci dicono veramente chi abbiamo di fronte.

Esempio pratico: una signora anziana che cammina di fronte a noi cade a terra, a volo d’angelo, atterrando con la fronte. Voi ridete a crepapelle.

Se la signora è un’orribile megera che vi ha appena infamato perché infastidite il suo ignobile barboncino con la vostra maglietta rockettara, la risata è liberatoria e ci dice che considerate quella caduta una giusta punizione per l’arrogante puttana.
Se la signora è caduta a seguito di uno scippo che l’ha privata dei trecento euro di pensione, siete dei pezzi di merda.

Ecco, ridere dei soliti idioti è un po’ come ridere delle barzellette di berlusconi sui malati di Aids: è da pezzi di merda.

Gli autori del programma e del film che sta scassando al Cinema dichiarano spesso di ispirarsi allo storico film “i Mostri” di Dino Risi. Nel film del compianto maestro, il duo Tognazzi-Gassman interpretava vizi e immoralità dell’Italiano medio degli anni ’60. Il giudizio morale degli autori sui protagonisti del loro film è già chiaro fin dal titolo.

Vediamo un esempio del tenore del film:

Guardandolo ci si rende conto che il regista e gli sceneggiatori hanno ben chiaro l’obiettivo della loro satira (l’Italiano medio, appunto) e lo devastano senza pietà. Si ride del mostro e si resta amareggiati o inorriditi dal rivedercisi in parte. Ossia la ricetta di tutta la Grande Commedia all’Italiana.

Prendiamo ora lo sketch seguente:

Ora, a parte che si potrebbe smontarlo sotto ogni punto di vista tecnico, dalla scrittura, alla recitazione, al montaggio, quello che ci interessa è analizzarne il fine comico.

Nell’umorismo di Mandelli e Biggio si ride col mostro: il vecchio rincoglionito, ricco e puttaniere diventa un fico a paragone col figlio “nerd, ritardato e probabilmente frocio”.

Il figlio nello sketch è quello sensato, sensibile e introverso, ma anziché identificarsi in lui e ridere della bassezza del vecio, il pubblico patteggia per quest’ultimo. Basta leggere i commenti al video per rendersi conto di cosa arrivi al pubblico: il babbo è un ganzo, è lui l’eroe della scenetta.

Esattamente qual’è la differenza con i cine-panettoni-pandori-panforti?

Mandelli e Biggio, delle tre l’una: o non siete buoni a mettere in pratica quello che sbandierate nelle interviste, o non avete capito una sega del film di Risi, oppure siete dei paraculi che fanno la solita farsetta di regime rivendendola per satira politicamente scorretta.

Opzione 2
Odiamo i Soliti Idioti perché siamo rosiconi, invidiosi del successo del duo di talentuosi comici e xchè ci garberebe a noi di inventare skec gegnali come DaicAzzo.

Cinema di Genere Francese

nov
11

Carinissimi,
è già passato un mese dall’ultima recensione di Frusciante. Ecco il nostro amato critico cimentarsi stavolta con un confronto tra il Cinema di Genere in Francia e quello in Italia.

Come al solito i riferimenti al Cinema “alto” e a quello “basso” si intrecciano dando un senso di completezza alla discussione che riesce solo a quell’amabile fustacchione del Frusciante.

Bacissimi,
Sandra