Archive for giugno, 2008

I Licaoni al Free Image Festival

giu
26

Sabato 21 Giugno siamo andati in missione a Grosseto ospiti dell’Edizione Zero del Free Image Festival, festival del cinema libero a cura dell’Associazione GuruAtWork.

E’ stata una serata di proiezioni, incontri e dibattiti sul tema della cultura liberamente accessibile. Vi fa ridere la parola cultura affiancata ai licaoni? Adesso riderete meno.

Usando le parole degli organizzatori, "il concetto di Cultura è inteso come l’insieme di strumenti ed opportunità che favoriscono la crescita umana e culturale delle persone e lo sviluppo di un loro autonomo pensiero". Per questo è fondamentale rendere libera la circolazione della cultura, abbattere le barriere che si frappongono alla sua fruibilità e condividere i saperi: per non ridurci tutti quanti a idioti devertebrati, con la pancia piena (di proprietà intellettuale) e la testa vuota.

Che poi! Pancia piena! Oh, ma conoscete qualcuno che si è arricchito con la Società italiana anonimi estorsori? No, Gino Paoli non vale.

Insomma, testine, stiamo parlando di open source, open content, copyleft, creative commons, copyzero… non ci state ancora a capire nulla? Dio mio, siete dei rottami. Allora andate a farvi un giro su π-Videoblog: qui Christian Biasco e Francesca Terri vi spiegheranno ogni cosa in modo chiaro e impeccabile. Li abbiamo conosciuti al festival, assieme a un sacco di altra bella gente.

A Grosseto noi Licaoni abbiamo portato, oltre alla bocca…

I Licaoni e il buffet, sotto lo sguardo benevolo degli organizzatori.

… anche il nostro Kiss Me Lorena – ovvio, no? – rilasciato con licenza Creative Commons e tutelato con il servizio Copyzero.

Ringraziamo per tanto Giuseppe Nicosia e tutti i ragazzi dell’associazione GuruAtWork per la squisita ospitalità, per la targa che ci hanno tributato e per il nero, il bianco e il rosè.

Alla prossima.

Consigli al cinema italiano, 1

giu
16

Oh, ma insomma!

Tutti a lamentarsi che il cinema italiano fa schifo, che a parte rare eccezioni c’è  solo il vuoto, che anche nei film un po’ riusciti c’è sempre qualcosa che non quaglia, che non c’è più il genere di una volta. E, oh, nessuno che butti sul tavolo qualche consiglio pratico sul come migliorare le cose.

In circa dieci anni di sperimentazioni con le nostre cazzatelle, noi un po’ di idee ce le siamo fatte e così inauguriamo proprio oggi una serie di posts con considerazioni e consigli per aiutare il Cinema Italiano a risollevarsi, in culo a chi ci vuol male (e comunque cià ragione Tarantino).

Cinema Italiano? Meglio Cao Hamburger

Partiamo con una prima considerazione di base: secondo noi il Cinema ha molti più punti in comune con la Musica che con ogni altra forma d’espressione.
Ok, anche tutti gli altri elementi che fanno parte di un film sono importantissimi, ma il modo in cui li si amalgama e dosa, a nostro modo di vedere, ha molto a che vedere con il mondo della Musica. I ritmi, le pause i crescendo… non a caso si parla di “orchestrazione” di un film.

Quindi si potrebbe dire che un buon cinematografaro debba avere una imprescindibile dote musicale.
Questo appare molto evidente per ruoli quale il Montatore (sul quale torneremo in uno dei prossimi posts) ma può sembrare una forzatura per altri, tipo il Macchinista. Ebbene cari stolti, non è così, e ve lo dimostreremo.
Ma procediamo con ordine, partendo da principio.

Ovvero la sceneggiatura, e cioè il testo scritto dal quale tutto ha inizio. Un testo scritto che serve per faccende organizzative (ma non ci interessano in questa sede) e che rende il ritmo della storia, il tono del racconto, la melodia dei dialoghi. Non è forse una partitura musicale questa? E sai, da qui discende tutto: la ritmica di un dialogo, la fluidità delle scene, le scelte di montaggio, l’andamento del film intero… tutto discende da qui.

E allora perché in Italia si scrivono sceneggiature così letterarie? Forse perché si chiamano a sceneggiare scrittori e romanzieri? Un bravo romanziere non necessariamente è un bravo sceneggiatore. Chiaramente tra i due lavori ci sono molti punti di contatto, ma generalmente un film non è un romanzo. Un romanzo ha una durata considerevolmente lunga rispetto a quella di un film, segue ritmiche proprie, rievoca per descrizione mentre un film mostra direttamente. Un dialogo in un romanzo se ne infischia delle dissonanze, dei timbri e degli accenti.

Ecco perché la stragrande maggioranza dei dialoghi di produzioni italiane suonano fasulli: perché chi li scrive non ha orecchio musicale o non ha l’umiltà di discostarsi da quello che già sa fare da precedenti lavori (tipo il portaborse).

Non è solo una questione di contenuto: puoi avere un concetto bellissimo in mente, ma se lo esprimi tramite dialoghi improbabili e sgradevoli all’orecchio, puoi anche mettertelo fra le palle a prender caldo. A scanso di equivoci, riguardo la vecchia storia della Forma e del Contenuto: Bazin diceva che nel Cinema le due cose sono inscindibili e che la Forma è la materia stessa del Contenuto. E secondo noi Bazin cià ragione.

Bazin: forma o contenuto? Belli i mi' vent'anni...

La lingua italiana ha una musicalità insita. Perché così raramente si riesce ad assecondarla? Pensiamo a un grande scrittore d’oltreoceno che ha fatto del dialogo il suo marchio di fabbrica: David Mamet.

Ebbene, in Mamet la sensibilità musicale è evidente; i suoi dialoghi sono delle vere e proprie partiture per gli attori, per il regista e chiunque altro sia coinvolto nel processo. In Italia l’adattamento del suo testo per il film Americani (Glengarry Glen Ross) è grandioso. Probabilmente grazie al fatto che gli adattatori e i doppiatori italiani devono cercare di riproporre il ritmo e la musicalità che ha il film originale.

Primo consiglio: mandare gli sceneggiatori italiani a lezione dagli adattatori dei doppiaggi (quelli bravi, eh?). In alternativa mandarli a un corso di latino-americano.

Sceneggiatori italiani al bivio: o il calypso o l'aratro

Altro punto: narrare per immagini. Tutti lo predicano quasi nessuno lo fa. Nel Cinema i concetti sarebbe meglio esprimerli visivamente, giocando con le immagini, i colori, i contrasti, i movimenti. E con il montaggio. Questo prevede una certa consapevolezza su molti aspetti della produzione: regia, fotografia, montaggio… anche qui, quanti sceneggiatori in Italia hanno un minimo di consapevolezza di questi ruoli? A giudicare dal risultato didascalico della maggior parte delle sceneggiature nel nostro paese, verrebbe da rispondere “pochini”.

Secondo consiglio: mandare gli sceneggiatori italiani a fare gli stagisti, i runner e gli assistenti sul set di un film. In alternativa fargli imparare a memoria vita e opere di James Cameron.

Per ora ci fermiamo qui. Alla prossima.

Perché?

giu
8

                            

E ancora una volta parliamo di cinema Americano.
Non me ne vogliate, prima o poi su queste pagine faremo anche un punto sullo stato del cinema Italiano (e non per parlare di "Rinascita" come fanno tutti: anche se a Cannes abbiamo avuto due film discreti come il Divo o Gomorra non dobbiamo farci illusioni… non è ancora rinato un bel niente e forse non rinascerà mai più, capito Gianluigi?).

Sarò breve.

Sono allibito.

E la questione è: ma perché certi talentacci di Hollywood si stanno buttando via dietro a film tratti da fumetti?
Semplice : fare soldi a palate (con percentuali sugli incassi), riscattare una carriera in declino, cavalcare il trend del momento.
 
Ma converrete che è comunque triste vedere veri mattatori sprecati dietro a filmoni mediocri, senz’anima e assolutamente puerili…

Perchè finchè era ancora gente insulsa come Tobey Maguire per Spiderman o James Marsden per X-Men non c’era problema: film fatti con anonimi disgraziati per un pubblico di nerd segaioli

Ma qui si sta esagerando: gente come Robert Downey Jr.

                          Classe.

(che nonostante il burrascoso passato e qualche titolo alimentare, vanta un notevole curriculum) si butta anima e cuore in un filmaccio come Iron Man impegnandosi sorprendentemente a cercare la massima adesione fisica col personaggio anche a costo di sembrare ridicolo…
 
O Edward Norton

               Talento sprecato.

famoso per le sue scelte sofisticate e difficili, accetta di fare un sequel-remake di un film orribile come Hulk del 2003, dal titolo (ma pensa te) L’incredibile Hulk e addirittura co-scrivendolo e co-producendolo…
 
E la lista è ancora lunga: Tim Roth  nel ruolo del  cattivo del suddetto film che leggo chiamarsi "Abominio" (!!!) … o Christian Bale che continua ad affondare la sua credibilità artistica andando in giro vestito da pipistrello

Persino il mio amato Will

               Carisma innegabile.

ha ceduto alla tentazione facendone uno: Hancock.
Film che parodizza il genere, ma pur sempre di supereroi si tratta (e dal trailer si capisce che comunque alla fine tutto si risolverà come un’ ennesima variazione sul tema di Superman…)

Ragazzi, che scòramento.
Il cinema mi sta sempre dando meno soddisfazioni.
Meglio la Potta (e sovente il Culo).
 
Ditemi la vostra.
O anche no se nun ve va, tanto ho sempre ragione io.

Bèlla.

P.s.: Leggo con piacere che Indiana Jones 4 ha fatto schifo al cazzo e deluso profondamente anche i fan più accaniti.
Ben vi sta, idioti. Ancora vi aspettate qualcosa da questi due cialtroni?
Ve meritate solo un clistere de midiclorian e orde de marmotte digitali che ve mordono li coJòni.