Archive for marzo, 2008

Tolkien e gli Eletti

mar
29

Cari idioti,

con oggi parte la seconda parte di descrizione degli Eletti, ma onestamente non capirete un cazzo e io avrò perso solo tempo.
Sembro nervoso ?
Lo sono, in quanto il cane di merda della vicina mi ha morso un coglione e adesso sono sotto effetto di antirabbica. Sono stati terminati entrambi.
Oggi parlerò di uno dei libri che più hanno influenzato la crescita etica e morale della nostra Confraternita:  il primo ed Unico libro è senz’altro

 

ma al secondo posto (poi non ce ne sono altri) abbiamo l’opera dell’Eletto 26
Il motivo è semplice: Tolkien ci racconta di un mondo fantastico, ma nemmeno troppo, fatto di coraggio, onore, valore, obbedienza al Re, amicizia, fratellanza fra i popoli dell’Occidente contro l’industria e l’oppressione dell’est.
La cappa e la spada, il Re, il padrone e l’umile servo quali dolci e soavi parole. Il Signore degli Anelli (non avevate ancora capito, razza di idioti ?) è ciò che dovrebbe essere insegnato ai piccoli.
Onora i genitori, soprattutto il padre, in quanto possiede le due fondamentali spade (carne e acciaio), rispetta le leggi, vivi e combatti per la libertà, possibilmente muori così non scassi la minchia con il vitalizio da reduce, ma sii eroe.
Perché l’eroe è ciò che conta in questa società: la figura che trascina il popolo a combattere gli oppressori, il Puro, il Bianco come Bianco è l’albero di Gondor. Questo è quello a cui si rifanno gli Eletti. L’approssimazione dei sistemi sociali, dove tutti sono uguali, i rigurgiti di lascivia, l’uso insensato di droghe di provenienza non chiara, questi sono i moderni orchetti contro cui gli splendenti Dunedain moderni si devono scagliare con la Luce dell’ordine morale.
J.R.R. Tolkien ha anticipato e mitizzato quelli che saranno poi i pilastri della Società degli Eletti e per questo tacciato di simpatie ideologiche vicine a regimi totalitari di metà ’900. Come al solito devo ripetermi: le vostre menti ottuse e miserrime confondono

          e                       

Ma non capite che a sinistra abbiamo un giovane dai saldi valori morali ma confuso da messaggi di violenza e morte inutili, mentre dall’altro lato abbiamo un Eletto che ha fatto del proprio Rigore Etico e della propria posizione di dominio due armi non violente ma altrettanto potenti come la punta di una spada elfica ?
Il giorno in cui capirete che fra l’Ordine degli Eletti e quello che fu ogni forma di nazismo e fascismo non esiste alcun legame, capirete il significato della vita: è confondere la cioccolata e lo sterco, stesso colore e a volte stessa consistenza, ma il primo è un prodotto nobile, il secondo il risultato di uno scarto.

Tolkien ha avuto l’enorme merito di rendere appetibili e digeribili ad un pubblico giovane, se non giovanissimo, concetti basilari di una sana e fiorente civiltà occidentale. Prendiamo ad esempio il rapporto fra Frodo Baggins, protagonista della storia, e il suo fedele giardiniere Sam Gamgee: amicizia fra uomini, il più nobile fra i sentimenti, rispetto della gerarchia, totale dedizione del servo nei confronti del padrone. La vita ci rende schiavi o padroni, elementi alpha o semplici comprimari: una realtà che molti non accettano, ma che è Legge Divina.
La cultura manichea e illuminista ha portato a confondere l’Amicizia divinizzata dal Professore ad una pura e semplice manifestazione di omossessualità diffusa anche fra personaggi che sono stati creati con l’intento di enfatizzare elementi chiavi quali Onore, Patria e Dio.
Arrivando a scempi visivi come questo.
Nota di merito all’Operativo che ha terminato non più di 1 anno fa l’autore di questo abominio.

Riprendete in mano l’Opera del Professore e rileggetela pensando non ad una storiella di maghi, guerrieri e draghi, ma ad una moderna ed attuale Bibbia da cui trarre insegnamento per essere veri uomini dell’Occidente

Credo che questo sia sufficiente. Adesso ho urgenza di una sana e violenta scopata. Perché l’Eletto è simbolo di rettitudine, ma è anche un uomo. E che uomo.
Alla prossima puntata, massa di froci.

Dio benedica gli Uomini Retti ma Titanici nelle mutande.

Alba ai David di Donatello

mar
22

Yuppies ragazzi!!!

Sono felicissimo: finalmente i Licaoni hanno deciso di riattivarmi l’account sul Licablog (grazie ragazzi, V.V.U.S.D.B.!), le fratture ai polsi si sono ricomposte e adesso, grazie alla riabilitazione, sono nuovamente in grado di digitare sulla tastiera. Evviva!

Ma c’è un motivo ancor più grande per gioire, perché è notizia fresca la candidatura ai David di Donatello
della mia adorata Alba!

I  Alba Caterina

 Ebbene sì, Alba Caterina Rohrwacher, già co-protagonista di Kiss Me Lorena dei miei amici Licaoni, concorrerà per accaparrarsi il premio di miglior attrice non protagonista per la sua eccellente prova nel film di Silvio Soldini "Giorni e nuvole".

Mi ricordo quando la vidi per la prima volta, sullo schermo del meraviglioso Cinema Odeon di Livorno all’anteprima mondiale di Kiss me Lorena.
Non fu facile procurarsi il biglietto: Sercio – che aveva ricevuto l’invito personale – mise una buona parola su di me con i ragazzi, e in cambio di due mesi di lavori forzati come scatizzolasterco riuscii ad entrare.

E finalmente la vidi. Era bellissima: così dolce, così brava, così toccante nelle sua interpretazione.

Poco dopo la prima la andai a trovare direttamente a casa sua: volevo tanto che autografasse il mio album delle star, dove avevo già raccolto le firme di Daniel Day-Lewis e Miguel Bosè.
Fu gentilissima con me: mi fece accomodare, mi offrì un assaggio dello squisito miele biologico prodotto dalla sua famiglia e alla fine mi fece accompagnare alla porta dai suoi due fidanzati.

Da allora non si è più fermata: un film dopo l’altro, fino a questo prestigioso traguardo. E’ vero: dovrà contendere il titolo a attrici famose come Valeria Golino, o Isabella Ferrari, che si è distinta per la torrida scena di sesso in Caos Calmo con Nanni Moretti. Ma Alba non teme il confronto!

In bocca al lupo!

The Silver Rope

mar
15

Per la categoria “solocosebelle”, dopo i geniali Comafilm, vogliamo parlarvi di un’altra realtà nostrana: FASTandFORWARD.

Al pari dei cineasti di cui sopra, questo duo di giovanissimi autori milanesi, al secolo Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, incarna uno di quei paradossi di cui il nostro paese va tanto fiero: il talento, la genialità, la competenza e la genuina passione per la materia trattata vanificati dal fatto di essere i “figlioli della serva”.

Giovani, ma gia' maestri di stile

I Fabii li conoscemmo qualche anno fa ad un festival di fantascienza nel fiorentino. Presentavano il loro cortometraggio E:D:E:N, realizzato con budget irrisorio e vincitore di premi in tutto il mondo. Ci apparvero immediatamente come l’unica possibilità di salvezza del Cinema Italiano, dei novelli messia giunti tra noi per indicarci La Via. Poi capimmo che non erano quelli vestiti da StormTrooper e ci cascarono un po’ le palle. Però erano dei bei ragazzoni in fiore, e quindi scattò l’amore incondizionato.

Amore rinsaldato dal loro lavoro successivo The Silver Rope, di cui vogliamo parlarvi in questo post.

The Silver Rope

The Silver Rope è un cortometraggio di Fantascienza.
“Corto” una sega, visto che  dura 33 minuti, e che per densità narrativa sembra di assistere a un lungo.
“Di Fantascienza” una sega, almeno per il tenore dei film di fantascienza che vediamo comunemente.
Anzi, facciamo una cosa, chiariamo subito che non si tratta di niente che siamo abituati a vedere comunemente.

The Silver Rope è un progetto ambizioso, ricco sia visivamente che narrativamente, e ottimamente realizzato da due registi giovanissimi. Appunto, niente che siamo abituati a vedere comunemente da queste parti.

La storia portante prende spunto da una riflessione in sé molto semplice, ma che comporta importanti speculazioni filosofiche: cosa succederebbe se la scienza riuscisse a descrivere il trascendente. Nella fattispecie, quali sarebbero le conseguenze della localizzazione fisica dell’anima umana?

Scienza e Religione: 1 a 0 palla al centro

Da qi i due demiurghi di F>>F prendono spunto per raccontarci una storia oltre ogni schema, ambientata in un prossimo futuro. Squarci di vite intrecciate, uomini e donne comuni, militari hyper-tech, scienziati, artisti, uomini di fede, creature soprannaturali. Tutti che si confrontano con la perdita della spiritualità o con la liberazione da essa, in un montaggio frenetico di convulse scene d’azione e ralenti amniotici.
Una storia difficile da seguire, che manifesta volutamente il desiderio di non spiegare o spiattellare tutto. Piccoli quadri, abbozzati con sintetiche pennellate, che lasciano intuire un disegno d’insieme più complesso. La punta di un iceberg che cela al di sotto un lavoro certosino e meticoloso.
Un’opera che necessita di essere rivista più volte, per cominciare a rimettere assieme le tessere del complesso mosaico e cominciare a capirci qualcosa.

Perché di cose da capire ce ne sono, e molte. Quello a cui assistiamo non è soltanto uno sfoggio di tecnica sopraffina: The Silver Rope non è uno sterile dispiego di mezzi. E’ vero, l’aspetto visivo è quello che maggiormente colpisce anche lo spettatore più distratto (e dovrebbe colpirlo ancora più profondamente una volta saputo il rapporto qualità/prezzo dietro alla produzione). Ma una cosa emergerà chiara e forte dalla visione di questo film: una sensazione di tristezza e di vuoto incolmabile che ci assalirà con veemenza, anche se disorientati e confusi da una tale a-narrazione (o forse proprio grazie ad essa).

E a ben guardare è proprio questo il fine ultimo dei Fabii: comunicarci quel senso di perdita che a più livelli colpisce un’umanità confusa e smarrita. Emozioni di una disarmante attualità.

Ogni aspetto tecnico (fotografia, montaggio, scenografie, costumi e [soprattutto] musica) preso singolarmente sfoggia perizia e  virtuosismo, ma nell’insieme concorre a generare suggestioni e riflessioni di altra intensità.

Questo The Silver Rope si innesta sul filone maturo della Fantascienza, quello che ci racconta di mondi lontani nel tempo e nello spazio, ma che in realtà ci parla di noi e del nostro Io.

Le tematiche, i personaggi e le sottotrame accennate potrebbero tranquillamente dar vita ad uno o più lungometraggi: molteplici storie che vorremmo ci fossero raccontate con lo stesso senso della narrazione esibito fin qui dal prodigioso duo di autori.
In un mondo perfetto sarebbero già al lavoro su quattro/cinque blockbuster planetari, e invece ci tocca di pupparci l’ultimo delirio protocinematografico di quel genio di Saverio Moccino (o come stracazzo si chiama). Daje riga’, che je fate er culo a ‘sti fiji de’ dirigenti Rai!

The Silver Rope

Scritto, Prodotto e Diretto da
Fabio Resinaro e Fabio Guaglione

Fotografia        Paolo Bellan
Musiche           Andrea Bonini e Fabio Resinaro

con                  Andrea Tibaldi
                        Enrico Ciotti
                        Fabrizio Viganò
                        Eugenia Caruso
                        Michele Cantù
                        Simon Puccini
                        Anthony Smith

BAFFONE & BUFFONE

mar
7

Cari amici dei Licablog, oggi il vostro recensore è in vena di critiche.

Anche quest’anno si sono ripetuti gli Oscar, cerimonia ormai vecchia e stanca (e in picchiata negli ascolti, per giunta…).
Una cerimonia che ormai è diventata una pagliacciata, che si è ridotta a regalare l’Oscar al primo che capita, basta che faccia parti da ubriacone, drogato, outsider o mentalmente instabile (chiaro, meglio se negro).
E può succedere che questo avvenga non solo una ma persino due (2) volte.

E’ il caso di quel cialtrone che risponde al nome di Daniel Day Lewis:

guappo di cartone

Questo spilungone irlandese è uno cha ama ammantarsi di mistero scegliendo i copioni (e i personaggi da interpretare) col contagoccie (leggi la categoria di film di cui sopra e cioè a "odore Oscar"..) e dopo aver vinto un premio nel ’90 per quella menata melensa che è "Il mio piede sinistro" si è riaggiudicato la statuetta per una delle interpretazioni più caricate, eccessive, tronfie e compiaciute del decennio ne "Il Petroliere"  di quel mitomane di Paul T. Anderson.

Ma non parlerò della pellicola (non potrei, me so addormentato a metà… e me so risvejàto sul finale perchè nel film il "BravissImo" Daniel sbraitava come un fijo de’na mignotta…)

Ecco, appunto: il "Bravissimo" Daniel.

Ma cazzo, rigà, sono solo io che mi sono accorto che il nostro amico si è limitato a copiare l’interpretazione del "Macellaio" in "Gangs of New York" ? Un paio di baffoni, uno sguardo truce e mefistofelico, una bocca pronta a sbavare rabbia et voilà, ecco pronto l’Oscar per voi.
Se ne devono essere accorti anche al doppiaggio italiano dato che gli hanno affidato la stessa voce per i due film, quella dello stucchevole Francesco Pannofino.

Diffidate da facili e sensazionalistici apprezzamenti: dietro la facciata di attore di classe che sa scegliere i suoi ruoli con cura, si nasconde un vanesio che ama riguardarsi di nascosto nei cinema che proiettano un suo film.

borioso e donnaiolo

Ma tanto tutti diranno comunque che è bravissimo e superbo, da "oddio, ora mi strappo i capelli!"
Imparate a riconoscere le vere interpretazioni da Oscar (il già citato Will) dal puro e semplice "overacting" spacciato per recitazione sopraffina…

Che il buon Daniel torni a fare il calzolaio a Firenze nascosto nei retrobottega… la faccia  gli si addice…
E poi diciamocelo, non se ne può proprio più di attori che amano il travestitismo, ma che poi nella vita si agghindano come dei merdosi zingari (capito Johnny?)

Dite la vostra, sono assai curioso.

Bella.

P.s.
un piccola nota. Gli abbagli dell’Academy valgono anche per i film… i Coen, autori discontinui, hanno vinto grazie ad un film con uno dei finali più brutti che la storia del cinema recente ricordi… voi che ne pensate? Qualcuno me lo sa spiegare?

i Licaoni al Cinema

mar
1

Esiste un quotidiano nella nostra città: il Tirreno. E’ il giornaletto più venduto in assoluto a Livorno, dopo Tiramolla e Gracie Magazine.

La più letta a Livorno

Apparire sul Tirreno significa essere letti da tutta la città e zone limitrofe: un numero considerevole di amici e parenti che vengono avvisati di ogni cosa si desideri (basta contattare la redazione o conoscere uno dei giornalisti o far parte di qualche loggia massonica). Con una semplice telefonata si può rendere partecipe tutta la cittadinanza dei propri cazzi. Più semplice di messenger.

Il rovescio della medaglia è che tutto questo potenziale informativo si traduce in potere mediatico. E il potere, si sa, corrompe. Ecco perché ormai siamo completamente fuori di testa per l’inebriamento da onnipotenza causato dalla nostra comparsa sul suddetto giornaletto (scusate la rima involontaria).

i Licaoni al Cinema

Proprio qualche giorno fa è stata pubblicata questa foto che ci ritrae in un noto Cinema cittadino. Uno dei pochi rimasti in piedi. Anzi, diciamo che è quello che ha sgambettato gli altri… il Medusa. Dannazione, che cosa fichissima!

Già.

Peccato che a noi il Medusa ci stia sul cazzo, che quella foto ci veda entusiasti in prima-fila lato-estremo (postazione di pregio per pubblico non pagante) durante la prima del film di Emanuele Barresi, che quella fosse la prima ed ultima volta che andavamo al Medusa, che oramai quella foto la utilizzeranno ogni volta che sul giornaletto dovranno fare una campagna promozionale per la multisala del nano infame, che tutti i livornesi per strada ci fermino dicendoci “Licaoni, alla fine ci siete arrivati al Cinema, eh?! Args! Args! Args!” e che il Tirreno la deve smettere di definirci “stravagante gruppo amaranto”.

Maledizione, accidenti ai giornaletti di paese.